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- Tredicesima
Edizione
- Direzione
Artistica Deborah Conte
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- Domenica
4 Luglio ore
21,15
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- L.
v. Beethoven
Settimino
op. 20
- L.
Spohr
Gran
Nonetto op. 31
Ensemble
Ottocento
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- SECONDO
CONCERTO
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foto
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ENSEMBLE
OTTOCENTO
L'
Ensemble Ottocento nasce con
l'intento di valorizzare il
repertorio cameristico del
Romanticismo eseguendo brani di raro
ascolto accanto alle composizioni
più note al grande
pubblico.
L'
appassionata ricerca dei musicisti
dell'Ensemble è rivolta alla
necessità di ricreare la
dimensione sonora ed esecutiva tout
court degli appuntamenti musicali in
uso nel XVIII secolo in Germania e
Austria il cui genere già
allora prendeva il nome di
hausmisik.
I
programmi musicali dell'Ensemble
presentano musiche scritte per
organico misto, composto da
strumenti ad arco e strumenti a
fiato, scritte da Schubert,
Beethoven, Spohr, Reicha, Kreutzer
ed altri contemporanei.
I
componenti del gruppo sono tutti
musicisti provenienti dalle maggiori
istituzioni orchestrali italiane ed
europee.
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L.
v. Beethoven
Settimino
in mi bemolle maggiore op. 20 per
violino, viola, violoncello,
contrabbasso, clarinetto, fagotto,
corno
Il
caso volle che questa celebre opera
cameristica, scritta tra il 1799 e i
primi mesi del 1800, si ponesse proprio
sulla linea di demarcazione estetica
tra '700 e '800.
Al
di là del facile schematismo,
è comunque indubbio che il
Settimino beethoveniano sia una
partitura emblematica poiché
rappresenta l'ultimo significativo e
consapevole omaggio del maestro
dì Bonn, a quel tempo già
trasferitosi a Vienna, a un mondo che
consuma la musica placidamente, per
diletto, come momento di ricreazione e
ornamento del vivere.
Al
Settimino, che raccoglie in organico
quattro archi e tre fiati, non manca
l'intenzione di rivelarsi quale
colloquio gentile e cordiale,
attraverso l'uso degli stilemi
tradizionali; vi traspare l'immagine di
una ricca società che gradiva
soprattutto un artigianato di immediato
uso e consumo.
Beethoven
però vivifica questa collaudata
struttura generale, che aveva per
modelli le Serenate, le pagine di
intrattenimento di Haydn e Mozart, con
una scrittura copiosa e ispirata, che
sfrutta mirabilmente la timbrica
strumentale, sfiorando talora l'effetto
sinfonico. Questo Settimino, che fin
dalla sua prima esecuzione pubblica,
nell'aprile del 1800 (insieme alla
Prima Sinfonia e al Primo Concerto per
pianoforte e orchestra) ottenne
accoglienze favorevolissime, propone
una generosa articolazione dei
movimenti e quadri di incantevole
eleganza.
Notevoli
l'"Allegro con brio" iniziale,
introdotto da un "Adagio", e il
seguente "Adagio
cantabile".
Seguono
un "Tempo di Minuetto", il cui tema
è affine a quello adoperato per
la Sonata op. 49 n. 2 per pianoforte
solo, un "Andante con variazioni",
quindi un agile "Scherzo: Allegro molto
e vivace".
Un
breve "Andante con moto alla marcia"
conduce al conclusivo "Presto", che
sfoggia un'inventiva ambiziosa, dove il
violino ha un ruolo concertante, con
tanto di cadenza.
Con
il numero d'opera 38, questa
composizione fu pubblicata nel 1803,
anche in versione di Trio per
pianoforte, clarinetto o violino, e
violoncello.
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Ludwig
Spohr
Nonetto
in fa maggiore op. 31 per violino,
viola, violoncello, contrabbasso,
flauto, oboe, clarinetto, corno,
fagotto
Testimonianza
non trascurabile della multiforme
personalità del suo autore,
conoscitore profondo degli indirizzi
fondamentali della cultura musicale
tedesca ed austriaca, il Nonetto op.
31, che data 1813, fu commissionato da
un certo Johann Tost, commerciante
musicofilo, per il quale lavorò
anche Haydn.
Questa
partitura si distingue per
l'originalità dell'organico, e
riflette mirabilmente l'epoca che vide
all'opera le maggiori
individualità dell'età
romantica, ma non trascura l'impegno
prioritario di fornire musica di
qualità, non superficiale,
piacevole e ricreativa, ben lontana dal
rischio di annoiare. L'autore di uno
dei testi di riferimento della
didattica ottocentesca (la
"ViolinSchule", pubblicata nel 1832)
elargisce qui a piene mani i doni della
sua inventiva attraverso una
composizione che coniuga i riti della
musica mondana con le invenzioni
virtuosistiche. Ne sortisce uno stile
aperto alle più varie influenze
ma non privo di fascino e pregi.
I
tempi sono 4 e lo sfruttamento di una
medesima idea in 3 di essi crea un
senso di ciclicità. Nell'ordine
si susseguono un "Allegro", uno
"Scherzo: Allegro" (con 2 Trii, uno per
soli archi ed uno per soli fiati), un
"Adagio" ed un frizzante "Finale:
Vivace"
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