Helsingborg 1637 - Lubecca 1707Dietrich Buxtehude

Eisenach 1685 - Lipsia 1750Johann Sebastian Bach

Calendario concerti

Quinto concerto

Domenica 16 Giugno, ore 19

Oratorio di San Lorenzo – Palermo

BUXTEHUDE e BACH tra Contrapunctus Luxurians
e Stylus Phantasticus

Sara Bagnati, violino barocco
Marco Lo Cicero, viola da gamba
Basilio Timpanaro, clavicembalo

Sara Bagnati
E’ nata e cresciuta a Milano in una famiglia di musicisti, si è diplomata in violino con il massimo dei voti presso il conservatorio B.Marcello di Venezia e ha poi deciso di dedicarsi alla prassi esecutiva storicamente informata studiando prima con Stefano Montanari all’Accademia Internazionale della Musica di Milano, poi a Basilea con Leila Schayegh dove ha ottenuto un Master in violino barocco e infine con Enrico Onofri al Conservatorio di Palermo.
Ha vissuto in Svizzera per otto anni e attualmente abita a Palermo. Lavora come freelance con svariati ensemble in Europa e ha collaborato con direttori e solisti quali: Ottavio Dantone, Fabio Bonizzoni, Giuliano Carmignola, Enrico Onofri, Julia Lezhneva, Franco Fagioli, Christian Bezuidenhout, Ryo Terakado, Stefano Montanari, Pablo Valletti, Andrea Marcon, Patricia Petibon, Alfredo Bernardini, Boris Begelman, Enrico Gatti, Marcello Gatti.
Con l’ensemble da camera L’Aura Rilucente ha suonato per Radio France Musique, inciso un cd con trio di sonate di G.F.Handel e F.J.Haym per l’etichetta Ambronay Edition e si è esibita in Belgio, Danimarca, Francia, Italia, Olanda, Romania, Spagna. Ha inoltre partecipato a numerose registrazioni con gli ensemble svizzeri Musica Fiorita e La Cetra Barockorchester Basel.

Marco Lo Cicero
Ha iniziato a suonare la chitarra e il basso elettrico all’età di 14 anni. Dopo alcune fondanti esperienze nel rock’n’roll e nel jazz si è diplomato in contrabbasso classico al conservatorio di Palermo.
In seguito ha studiato contrabbassi storici, violone e viola da gamba al Conservatorium van Amsterdam e alla Schola Cantorum Basiliensis e musicologia nelle università di Palermo e Colonia. Durante la sua formazione ha suonato con le orchestre giovanili I Giovani della Montis Regalis e European Union Baroque Orchestra e fatto un apprendistato all’Orchestra of the Age of the Enlightenments.
Dal 2009 svolge un’intensa attività concertistica internazionale; durante questi anni si è esibito regolarmente nelle più prestigiose sale da concerto europee con numerose orchestre e ensemble fra cui: Tafelmusik Baroque Orchestra, The Wallfisch Band, Academia Montis Regalis, Balthasar Neumann Ensemble, La Cetra Barockorchester, Cappella Gabetta, Il Giardino Armonico, I Barocchisti, Kammerorchester Basel, Ensemble 1700, Musica Fiorita, Atalanta Fugiens, Il Pomo d’Oro e La Chambre Philharmonique e ha partecipato a più di trenta registrazioni con etichette fra cui Sony, EMI e Deutsche Grammophone. Dal 2012 è regolarmente invitato come primo contrabbasso ospite nell’orchestra polacca Capella Cracoviensis. E’ docente di Viola da Gamba presso il Conservatorio  di  Palermo

Basilio Timpanaro
Diplomato con lode in pianoforte e in direzione di coro, ha poi studiato Clavicembalo e Organo antico al Conservatorio di Rotterdam, perfezionandosi successivamente in quello di Utrecht, dove ha conseguito il “Diploma Concertistico” di Clavicembalo. Ha seguito seminari e Master Class con Ton Koopman,  Gustav Leonhardt, J. Christensen. Si è anche laureato con lode in Musicologia presso l’Università di Bologna, con una tesi sul Basso continuo nella musica italiana del Seicento.
Ha svolto attività concertistica da solista e con diversi gruppi, collaborando con alcuni fra i cantanti e strumentisti più affermati nel campo della musica barocca (ha anche eseguito in duo con il famoso cembalista A. Staier i concerti a due cembali di J. S. Bach). Ha preso parte a numerose incisioni discografiche (tra cui l’integrale delle opere di C. Monteverdi sotto la direzione di G. Garrido). Un suo CD, con brani solistici di J. H. d’Anglebert, è stato  pubblicato dalla casa discografica olandese Brilliant. Un altro CD, con musiche di Mozart per cembalo a 4 mani, in duo con Rossella Policardo, uscito per l’etichetta Stradivarius, ha ottenuto il riconoscimento di Best of the Year 2016 dalla prestigiosa rivista  American Record Guide.
Benché prediliga e privilegi, nella sua attività artistica, il ruolo di cembalista, sia come solista  che come continuista, si è dedicato anche alla direzione al cembalo; nel novembre 2014  ha diretto La finta parigina di D. Cimarosa, per la stagione dell’Opéra de Paris.
E’ da circa vent’anni, dopo esserlo stato al Conservatorio di Messina, titolare della cattedra di Clavicembalo e Tastiere storiche presso il Conservatorio di  Palermo.

 

Dietrich Buxtehude (1637-1707)
Triosonata Op. 1 n. 4 in Si b  M, BuxWV 255
Triosonata Op. 1 n. 6 in Re m , BuxWV 257,
Sonata per viola da gamba e basso continuo, BuxWV 268

 Johann Sebastian Bach  (1685-1750)
 Sonata in Sol M,  per violino e basso continuo, BWV 1021:

Dietrich Buxtehude (1637-1707)
Praeludium in Sol m, BuxWV 163, per clavicembalo
Triosonata  in La m, BuxWV 272
Triosonata Op. 2 n. 5 in La M , BuxWV 263, per  violino, viola da gamba e basso continuo

Il nome di Dietrich Buxtehude viene spesso ricordato e associato a quello di Bach per via del viaggio che il giovane Johann Sebastian Bach fece a piedi da Arnstadt alla volta di Lubecca (circa 400 Km!) per andare ad ascoltare il grande organista e compositore, allora già famosissimo. Buxtehude rappresenta, infatti, sicuramente il vertice, prima di Bach, e il caposcuola della grande  musica organistica tedesca, nella quale convivono da un lato la severa concezione contrappuntistica (esemplificata nella forma della Fuga) e dall’altra lo Stylus Phantasticus,  ossia uno stile di tipo improvvisativo, caratterizzato da  estrose figurazioni, contrasti ritmici e di affetto, varietà di trame sonore (esemplificata nella forma della Toccata; nel 1739 Johann Mattheson definirà questo stile come una maniera di comporre – o meglio improvvisare – nel modo “più libero che si possa immaginare”, in cui vengono presentate “svolte ingegnose e abbellimenti senza alcuna reale osservanza del tempo […] ora accelerando, ora esitando, […] sempre con l’intento di piacere, di convincere, di meravigliare”).

Ora, se è vero che Bach innesterà, poi, sulla grande tradizione organistica e musicale tedesca, sia gli influssi dello stile italiano (con la sua scrittura melodica espressiva e pienamente tonale e il vigoroso impulso ritmico, rappresentato soprattutto dalla forma del Concerto) sia lo stile francese (rappresentato soprattutto nelle suites di danze), in realtà già nella musica strumentale di Buxtehude, e in particolare nelle sue Triosonate dell’Op. 1 e Op.2. (“Suonate à due, violino e viola da gamba, con clavicembalo” ,op.1 e op.2, BuxWV 252-258, 259-265; 1694-1696) sono evidenti gli influssi italiani della triosonata corelliana, interpretata però con assoluta originalità e coniugata sia con il contrapunctus luxurians (il contrappunto fiorito dello  stylus modernus, che, come dice il compositore e teorico secentesco Christoph Bernhard “consiste di note relativamente veloci note, strani salti per muovere gli affetti e più tipi di dissonanze (o più figurae melopoeticae, che altri chiamano licentiae)” che con lo Stylus Phantasticus, propri della tradizione tedesca.

Queste sonate “a tre” (violino, viola da gamba e basso continuo), uniche opere pubblicate durante la vita del compositore, costituiscono un unicum nella produzione strumentale barocca, presentando la novità e particolarità assoluta di affidare alla viola da gamba una delle due voci acute, solitamente affidata ad un secondo violino; la viola da gamba non è più quindi uno strumento di semplice accompagnamento ma assurge al ruolo solistico e virtuosistico (ruolo che poi Bach confermerà e porterà all’apice nelle sue tre Sonate per Viola d.g. e clavicembalo obbligato). Esse possono sicuramente essere considerate tra i vertici assoluti della produzione cameristica di fine ‘600, ricche di elementi innovativi e di varietà di forme e stili (danze, fughe, variazioni, bassi ostinati, arie cantabili, etc), con il violino e la viola da gamba impegnati in un continuo dialogo alla pari.

Insomma questi trii di Dietrich Buxtehude, secondo l’autorevole musicologo Peter Wollny, costituiscono “una pietra miliare nella storia della sonata concertata”.

Lo Stylus Phantasticus domina nelle composizioni per organo del Buxtehude, in cui la sapienza contrappuntistica  si sposa ad una fantasia immaginosa e rara libertà di espressione, che sembrano discendere da Frescobaldi e anticipare Bach. Tipico di questo stile è il famoso Praeludium in Sol m, BuxWV 163, in cui impeti drammatici si alternano alla vivacità e gioiosa leggerezza peculiari dell’autore.

Proprio per l’ideale continuità tra  Buxtehude e Bach abbiamo voluto inserire nel programma la  Sonata BWV 1021 per violino e b.c., composta da bach a Köthen intorno al 1720, che, come le triosonate di Buxtehude, risponde al modello italiano della sonata da chiesa, in cui movimenti lenti si alternano a veloci. Qui è il violino ad emergere come solista, mentre viola da gamba e clavicembalo eseguono il basso continuo; e tuttavia, specie nei movimenti veloci, il basso continuo non funge qui da semplice “sostegno” alla  virtuosistica parte del solista, ma con essa dialoga alla pari in contrappunto, spesso imitativo, e con figurazioni altrettanto virstuosistiche.

Basilio Timpanaro

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