Helsingborg 1637 - Lubecca 1707Dietrich Buxtehude

Suonate à violino e viola da gamba, con clavicembalo

Calendario concerti

Quinto concerto

Domenica 16 Giugno, ore 19

Oratorio dell’Immacolatella – Palermo

BUXTEHUDE tra Contrapunctus Luxurians
e Stylus Phantasticus

LE TRIOSONATE DELL'OP. 1 e OP.2

(“Suonate à violino e viola da gamba, con clavicembalo”) di Dietrich Buxtehude

Sara Bagnati, violino barocco
Marco Lo Cicero, viola da gamba
Basilio Timpanaro, clavicembalo

Il nome di Dietrich Buxtehude viene spesso ricordato per via del viaggio che il giovane Johann Sebastian Bach fece a piedi da Arnstadt alla volta di Lubecca (circa 400 Km!) per andare ad ascoltare il grande organista e compositore, allora già famosissimo. Buxtehude rappresenta, infatti, sicuramente il vertice, prima di Bach, e il caposcuola della grande  musica organistica tedesca, nella quale convivono da un lato la severa concezione contrappuntistica (esemplificata nella forma della Fuga) e dall’altra lo Stylus Phantasticus,  ossia uno stile di tipo improvvisativo, caratterizzato da  estrose figurazioni, contrasti ritmici e di affetto, varietà di trame sonore (esemplificata nella forma della Toccata; nel 1739 Johann Mattheson definirà questo stile come una maniera di comporre – o meglio improvvisare – nel modo “più libero che si possa immaginare”, in cui vengono presentate “svolte ingegnose e abbellimenti senza alcuna reale osservanza del tempo […] ora accelerando, ora esitando, […] sempre con l’intento di piacere, di convincere, di meravigliare”).

Ora, se è vero che Bach innesterà, poi, sulla grande tradizione organistica e musicale tedesca, sia gli influssi dello stile italiano (con la sua scrittura melodica espressiva e pienamente tonale e il vigoroso impulso ritmico, rappresentato soprattutto dalla forma del Concerto) sia lo stile francese (rappresentato soprattutto nelle suites di danze), in realtà già nella musica strumentale di Buxtehude, e in particolare nelle sue Triosonate dell’Op. 1 e Op.2. (“Suonate à due, violino e viola da gamba, con clavicembalo” ,op.1 e op.2, BuxWV 252-258, 259-265; 1694-1696) sono evidenti gli influssi italiani della triosonata corelliana, interpretata però con assoluta originalità e coniugata sia con il contrapunctus luxurians (il contrappunto fiorito dello  stylus modernus, che, come dice il compositore e teorico secentesco Christoph Bernhard “consiste di note relativamente veloci note, strani salti per muovere gli affetti e più tipi di dissonanze (o più figurae melopoeticae, che altri chiamano licentiae)” che con lo Stylus Phantasticus, propri della tradizione tedesca.

Queste sonate “a tre” (violino, viola da gamba e basso continuo), uniche opere pubblicate durante la vita del compositore, costituiscono un unicum nella produzione strumentale barocca, presentando la novità e particolarità assoluta di affidare alla viola da gamba una delle due voci acute, solitamente affidata ad un secondo violino; la viola da gamba non è più quindi uno strumento di semplice accompagnamento ma assurge al ruolo solistico e virtuosistico (ruolo che poi Bach confermerà e porterà all’apice nelle sue tre Sonate per Viola d.g. e clavicembalo obbligato). Esse possono sicuramente essere considerate tra i vertici assoluti della produzione cameristica di fine ‘600, ricche di elementi innovativi e di varietà di forme e stili (danze, fughe, variazioni, bassi ostinati, arie cantabili, etc), con il violino e la viola da gamba impegnati in un continuo dialogo alla pari.

Insomma questi trii di Dietrich Buxtehude, secondo l’autorevole musicologo Peter Wollny, costituiscono “una pietra miliare nella storia della sonata concertata”.

Basilio Timpanaro

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